Fermiamo la caccia selvaggia
Perché firmare la petizione contro il DDL Caccia S.1552
Il Disegno di Legge S.1552 modifica la legge 157/92, la norma che da oltre trent’anni tutela la fauna selvatica in Italia. Con questa riforma la caccia rischia di trasformarsi da attività da limitare e controllare a strumento ordinario di “gestione” della fauna. EARTH ODV chiede di fermare il DDL: firma ora e aiutaci a far sentire la voce di chi difende gli animali selvatici.
Cosa prevede il DDL S.1552 e perché riguarda tutti noi
Il DDL S.1552 interviene sulla legge 157/92, il riferimento nazionale per la protezione della fauna selvatica e per la regolazione dell’attività venatoria. La riforma antepone le richieste del mondo venatorio alla tutela degli animali selvatici, che la Costituzione italiana riconosce come patrimonio da proteggere anche per le future generazioni.
Ecco, punto per punto, le modifiche più rilevanti contenute nel testo.
(Art. 1) Dalla tutela alla “gestione” della fauna
Il DDL introduce il concetto di gestione faunistica, riconoscendo alla caccia una funzione di controllo e regolazione delle popolazioni animali attraverso gli abbattimenti. La caccia non viene più descritta come attività consentita in deroga alla tutela della fauna, ma come strumento di gestione. Questo può incidere sui ricorsi che le associazioni come EARTH ODV presentano ai TAR contro calendari venatori e piani di controllo.
(Artt. 12-13) Più forme di caccia e strumenti tecnologici per gli abbattimenti
Viene eliminata la cosiddetta “opzione caccia”: oggi il cacciatore deve scegliere una forma prevalente di esercizio, mentre con il DDL potrà praticarne più di una senza una scelta esclusiva annuale. Si introduce inoltre la possibilità di usare strumenti ottici e optoelettronici — visori termici, telemetri, ottiche evolute — nelle attività di selezione e controllo degli ungulati.
(Artt. 18-19) Più flessibilità sui calendari venatori e abbattimenti più rapidi
Il DDL introduce meccanismi che ampliano la flessibilità nella definizione dei calendari venatori, con un possibile allungamento dei periodi di prelievo per alcune specie. Si rafforza inoltre il controllo faunistico, semplificando le procedure per interventi più rapidi di abbattimento su cinghiali, cormorani, nutrie, daini e altre specie considerate invasive o ritenute responsabili di danni agricoli e rischi sanitari.
Le altre modifiche da conoscere:
- Specie inselvatichite (Art. 2): le misure di controllo si estendono anche a specie domestiche tornate allo stato selvatico, con interventi di abbattimento più facili dove provocano danni agricoli o problemi sanitari.
- Richiami vivi (Art. 4): le Regioni ottengono maggiori competenze su impianti di cattura e identificazione, con procedure più semplici e meno passaggi autorizzativi nazionali.
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Pianificazione faunistico-venatoria (Art. 10): aumenta il peso della gestione delle popolazioni selvatiche, con le Regioni che potranno programmare più abbattimenti contro specie ritenute in sovrannumero.
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Sanzioni (Artt. 30-31): vengono introdotte sanzioni per chi ostacola attività autorizzate di controllo e contenimento della fauna.
Perché EARTH ODV si oppone al DDL S.1552
La fauna selvatica non è una risorsa da “gestire” in funzione delle richieste del mondo venatorio: è patrimonio indisponibile dello Stato, un bene essenziale da tutelare per le generazioni future, come riconosciuto anche dalla Costituzione italiana. Il DDL S.1552 sposta l’equilibrio normativo a favore degli abbattimenti e degli strumenti tecnologici di caccia, indebolendo gli strumenti di tutela e i margini di intervento delle associazioni ambientaliste davanti ai tribunali amministrativi.
Per questo EARTH ODV ha lanciato una petizione per chiedere al Parlamento di fermare o modificare profondamente il DDL S.1552, prima che la “gestione” della fauna selvatica diventi sinonimo di più abbattimenti e meno tutela.
Cosa chiede EARTH ODV
EARTH ODV chiede:
il ritiro del DDL Caccia;
il rispetto della legge 157/92 e dei suoi principi di tutela della fauna selvatica;
il rafforzamento del ruolo della scienza nelle decisioni sui calendari venatori;
il divieto di arretramento sulle tutele per specie vulnerabili, uccelli migratori e habitat naturali;
più controlli contro bracconaggio e illegalità;
più sicurezza per cittadini, territori e animali;
una politica faunistica fondata su prevenzione, convivenza e biodiversità.